Preghiera dell'incontro del 27 settembre 2011
"Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri;
poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime." (1 Corinzi, 12-20,27-31)
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Signore, sono un'infermiera, io sono un ingegnere, io un medico, io una maestra. Ci chiami a testimoniare te nel nostro luogo di lavoro, facendo bene il nostro dovere, anche quando è antipatico.
Signore, il mio lavoro è precario, Signore io sono disoccupata. Tu conosci ingiustizia e l'egoismo di chi ci sfrutta e di chi non rinuncia ai suoi privilegi. Ma tu, Figlio dell'uomo, non hai un posto dove porre il capo. Aiutaci a vivere da cristiani la nostra insicurezza.
Signore, io sono un figlio. Siamo tutti figli, ma è così difficile esserlo a 30, 35, 40 anni. Donami la pazienza, perchè continui ad amare i miei genitori, anche se talvolta non capiscono che oramai sono un uomo.
Signore, io sono un papà. Grazie per questi figli che mi hai donato, posso abbracciarli e levarli al cielo tra mille risate. Ci doni la responsabilità di far crescere il futuro, di farli camminare nel mondo come uomini, donne, cristiani, cittadini.
Signore, siamo due sposi. Ci chiami a testimoniare l'amore fedele e indissolubile, la gioia di vivere insieme anche nella fatica della vita di ogni giorno, immersi in un mondo di messaggi contrari all'amore vero.
Io, invece, non mi sono sposata, non ho ancora trovato l'uomo giusto. Spesso mi sento sola, e talvolta non trovo un posto per me neanche nella tua Chiesa. Ti offro, Signore, l'immenso amore che ho dentro. Mi fido di te, tu sai far crescere tanti frutti dall'amore.
Signore, sono una cittadina di questa Italia allo sbando, sono una donna in una Paese che umilia le donne. Forte è la chiamata a far sentire la mia voce, per la giustizia, per i più deboli, per una politica attenta alle persone.
Signore, siamo giovani cristiani in una Chiesa spesso stanca, vecchia, corrotta, impaurita. Tu ci chiami ad amarla e a portare in essa la nostra serietà, la nostra forza, la gioia, il profumo del futuro.
La nostra vocazione è nella storia, oggi, nella nostra vita così com'è. Donaci, Signore, di essere scintille del tuo amore tra i nostri amici, vicini, colleghi, concittadini, nella tua Chiesa.
Amen